2005-2007: dalla finale di Coppa alla caduta in D

La stagione 2004-05 in C/2 deve portare alla Sanremese una… salvezza tranquilla. In panchina è riconfermato il contestato Soda, la rosa viene arricchita dal centravanti Pelatti, dal play-maker Pessotto, dal matuziano doc Bianchi e da Padoin, che vanta una breve militanza nell’Empoli in serie A. In Coppa Italia però arriva una vittoria in sei gare.

In campionato, poi, dopo quattro giornate la Sanremese ha un solo punto. La quinta, con la polemica che sale alta fra i tifosi, diventa decisiva. Di scena a Sanremo, la Pro Sesto capolista. Che sbaglia un rigore sullo 0-0 al 66’, e ne regala un altro alla Sanremese dieci minuti dopo, che Pelatti però trasforma dopo una ribattuta.

Da qui comincia una scalata memorabile, che porta addirittura la Sanremese al primo posto della C/2, equilibratissima, a metà girone di ritorno. Poi qualcosa si rompe: il profumo di C/1, infatti, stimola Ruggieri a formulare richieste che né il Casinò nè il Comune accolgono; una presunta persecuzione arbitrale falcidia la squadra e la condizione psicofisica comincia a venire meno.

La Sanremese, così, chiude al sesto posto, fuori dai play-off che avrebbe meritato più di chiunque altro. Decisiva la sconfitta nello scontro diretto all’ultima giornata a Valenza (0-3 con 150 tifosi biancoazzurri al seguito).

L’estate, tanto per cambiare, è rovente. Un Ruggieri avvelenatissimo con le istituzioni migra a La Spezia, portando con sé mister Soda, gran parte della dirigenza e sette giocatori (fra cui le colonne Rotoli, Pessotto, Padoin, Pelatti e Bianchi). Il timone biancoazzurro, però, rimane in famiglia, al fratello Antonio. Nessun programma per il futuro, nessun investimento: prospettato questo scenario, la squadra è assemblata in economia pescando dalle serie minori nomi semisconosciuti. Ma contrariamente ai pronostici, funziona.
In autunno, infine, arriva la svolta societaria tanto attesa: giunge a Sanremo l’imprenditore napoletano Giulio Pianese, operante nel settore delle costruzioni infrastrutturali. Sulla panchina, casualità, trova un concittadino col quale instaura un feeling immediato, Gaetano Musella.

La Coppa Italia, intanto, diventa un palcoscenico sorprendentemente brillante: eliminate le blasonatissime e favoritissime Lucchese e Pro Patria, la Sanremese giunge in finale contro il Gallipoli, rullo compressore del girone C.
La doppia finale (in diretta su RaiSportSat) è combattutissima: 0-1 in Puglia, 2-1 al “Comunale” (3.000 spettatori, nella foto il rigore del vantaggio matuziano con Federici) con pesanti recriminazioni sull’operato dell’arbitro Iannone (anch’egli napoletano!). Rimane scolpito nella memoria dei tifosi il pianto finale di mister Musella, sfinito e aggrappato alla porta nella quale Castillo aveva infilato il rigore contestatissimo dei giallorossi.
In campionato, arrivata ancora una volta alle soglie dei play-off, la Sanremese deve arrendersi nel finale, nel quale paga gli sforzi di un’annata sopra le aspettative.

Il 2006/07 è effettivamente la prima veramente programmata dalla nuova dirigenza. Il responsabile dell’area tecnica Antonio Sorano annuncia la volontà di perseguire una “linea verde”: promette l’arrivo di tanti giovani in prestito dai vivai più importanti d’Italia (cosa che non accadrà), e nel contempo smembra il gruppo che tanto bene aveva fatto l’anno prima non rinnovando i contratti, fra gli altri, di Maddè, Peruzzi e Cersosimo. Musella, fiutata l’aria, non appoggia il progetto. Al suo posto arriva Rodolfi, tecnico parmense elegante nei modi e amante del bel gioco. Dicono non proprio un sergente di ferro. Ed è forse questo che non gli permette di “mangiare il panettone”: la squadra gioca un calcio gradevole ma fatica tremendamente a finalizzare, languendo così in zona retrocessione.

A questo punto, il colpo di scena: il grande ritorno di Musella. Dopo un inizio promettente, però, il trend torna ad essere quello di prima. In più, alcuni arbitraggi discutibili (come a Bassano, dove una volta in vantaggio, i biancoazzurri vengono ridotti in nove uomini subendo il pareggio e il sorpasso), affossano ancor più la squadra, che non agguanta nemmeno il penultimo posto utile per disputare i play-out (nonostante la vittoria a Montichiari per 1-0 all’ultima giornata). Retrocessione, amara nel presente e addirittura velenosa per il futuro.