E anche stavolta saranno sei gli anni magici di C/1, come sei furono quelli di Serie C a girone unico. Avversari prestigiosi (Bologna, Parma, Livorno, Atalanta, Triestina, Piacenza, Padova, Brescia), certo, ma la Sanremese non è la vittima sacrificale, anzi, già al primo anno di C/1 corre un piacevolissimo rischio non calcolato.
La matricola che aveva nell’obiettivo una salvezza tranquilla, comincia la sua avventura con tre vittorie consecutive.
Poi arriva una flessione, quasi fisiologica, prima dell’impetuoso finale, che la porta al quarto posto, dietro solo a Varese e Rimini (promosse) e Forlì. Dove sarebbe potuta arrivare quella Sanremese, acquisendo la convinzione di lottare un po’ prima per la Serie B? Nessuno ha una risposta, ovviamente, ma ciò che è sicuro è che in quel finale di torneo 1979-80 la Sanremese sta meglio di tutte le altre concorrenti e pratica anche il gioco indubbiamente migliore.
Le stagioni successive non si rivelano altrettanto magiche, se si eccettua una partecipazione ad una particolare Coppa Europea (1981, Torneo Anglo-italiano: nella foto un articolo inglese su Oxford City – Sanremese 2-2): ottavo posto nel 1980-81 con 37 punti (promosse Reggiana e Cremonese con 46), tredicesimo posto nel 1981-82 con 30 punti (promosse Atalanta e Monza con 49 e 47), dodicesima piazza nel 1982-83 che vale la salvezza solo per la classifica avulsa (retrocede il Piacenza), quattordicesimo posto nel 1983-84 con soli 29 punti (in B Parma e Bologna), altro dodicesimo posto nel 1984-85 con 32 punti; ultimo, drammatico posto e retrocessione infine nel campionato 1985-86, solo 17 punti, che fruttano il ritorno il Serie C/2. Non è un caso che il disimpegno di Borra dalla società, con l’arrivo di Sciolli, sia giunto nel 1984.
Da segnalare due episodi unici che hanno avuto come minimo comun denominatore la squadra di Forlì e come vittima sempre la Sanremese: il primo si consuma il 4 novembre 1979. Quella mattina, i giocatori biancoazzurri scendono nella hall di un hotel forlivese pallidi e col volto sofferente. La causa è da ricercare in un piatto di tortellini avariati mangiati forse la sera prima. Lo stesso pomeriggio, in condizioni menomale, la squadra matuziana perde ovviamente 2-0 di fronte ai padroni di casa. Che a fine campionato arrivano terzi, due punti sopra la Sanremese. Il Rimini campione dista alla fine invece soli tre punti. Maledetti tortellini!
Due anni dopo invece la malasorte conta fino ad un certo punto. Sempre a Forlì si gioca un incontro fra i padroni di casa, lanciati all’inseguimento della Serie B, e la Sanremese, in rimonta e soli tre punti indietro. I matuziani vincono 1-0, goal di Melillo al 75’ nonostante siano ridotti in 10 uomini. Peccato che l’allenatore sanremese, Giancarlo Danova, faccia un cambio all’89’, dopo averne già effettuati due prima, limite massimo del regolamento di allora. I dirigenti forlivesi colgono in fallo il mister, sporgono reclamo ed ottengono sette giorni dopo la vittoria a tavolino.
L’errore di Danova diventa un caso nazionale, finendo addirittura alla “Domenica Sportiva”. Ma ciò che è più importante, la Sanremese subisce un contraccolpo psicologico durissimo, rallentando la sua marcia e chiudendo come già detto precedentemente solo in ottava posizione.
Ma torniamo alla storia lasciando gli aneddoti. Il campionato di C/2 del 1985-86 vede una grande sorpresa al timone della Sanremese: Dino Sciolli, infatti, sfiduciato, cede la presidenza a Giuseppe D’Antuono, l’anno prima alla guida dell’Omegna che aveva portato al fallimento.
Persona affabile, che cura l’immagine, che solletica l’immaginazione. Arriva davanti allo stadio con una Ferrari Testarossa promettendo la Serie B in tre anni, vantando l’illustre amicizia con Trapattoni e rassicurando tutti. Acquista la Sanremese per un miliardo e cinquanta milioni delle vecchie lire, passività incluse, ma Dino Sciolli non riceverà che una misera rata da venti milioni!
Alla guida tecnica dell’ormai bagnarola biancoazzurra si succedono quattro tecnici: Zara, Caramanno, Perani e Moroni. Ma i risultati non arrivano. Gli stipendi non vengono percepiti, e addirittura Perani viene sfrattato dall’alloggio messogli a disposizione dalla società nel Residence Portosole.
La squadra è nel caos. Emblematico è il viaggio in Sardegna, a Sassari, per giocare contro la Torres (2-2, per i sardi a segno anche un giovanissimo Zola). D’Antuono noleggia un aereo executive con il quale porta la squadra da Albenga ad Alghero, e lì l’aereo resto fermo tre giorni in attesa di riportare a casa la Sanremese.
Un tocco decisamente da grande club. Peccato che la fattura della compagnia aerea, circa 34 milioni di lire, non troverà mai nessuno disposto a pagarla. E il passivo della società ora ammonta a 800 milioni, una voragine.
La rosa si disgrega. Capitan Cichero, il giovane Baldisserri, Bordon, il bomber Bizzarri… Tutti sono in contrasto con la società. D’Antuono deferisce pure la metà dei giocatori al Collegio Disciplinare della Lega di Serie C per eccessi di vita notturna, scarso rendimento, scarsa puntualità agli allenamenti e altre amenità del genere.
La Sanremese è una polveriera, ormai. E il penultimo posto, con 26 punti, è conseguenza logica di una annata balorda, che porta in dote, il 15 luglio del 1987, anche il fallimento dopo la mancata iscrizione alla Serie D.
Foto e notizie storiche tratte da:
Bruno Monticone e Sergio Sricchia con la collaborazione di Paolo Staltari,
Sanremo Biancoazzurra – Il Romanzo della Sanremese.
Si ringrazia anche la società Oxford City Football Club e il sig. John Shepperd





