Con la retrocessione in Serie D, si aprono scenari cupi. Il Presidente… Pianese annuncia il suo disimpegno economico nella società di Corso Mazzini e la volontà di mandare in campo gli juniores nella stagione 2007/2008. Sembra l’inizio della fine.
Ma giunge a Sanremo un imprenditore che sembra avere le caratteristiche giuste per una pronta risalita: Flaviano Tonellotto.
Arriva da Trieste, dove fra mille diatribe con stampa, giocatori e pubblico, è riuscito a salvare gli alabardati in Serie B per due anni consecutivi.
“Cinque anni e saremo fra i cadetti”, annuncia a metà agosto, dopo aver rilevato la società sulla base di 350mila euro in immobili e con la squadra ancora in cantiere. I giocatori che arrivano in Riviera hanno buone credenziali (Cano Benitez e Lopez Centurion là davanti costituiscono un lusso per la categoria), e la conferma di capitan Cassaro sembra presagire ad un campionato di vertice. Ma non sarà così.
La squadra paga la mancata preparazione estiva e si adagia a metà classifica. Ci sono i margini per una rimonta, ma gli stipendi non arrivano. Tonellotto promette, disattende, proroga: i giocatori non ci stanno e sfollano dopo una decina di match disputati. A reggere le sorti della prima squadra, rimane un manipolo di juniores supportati dai sudamericani e da Fantini. Al posto di Biffi, cacciato o dimessosi rabbiosamente conta poco, si siede sulla panchina biancoazzurra la bandiera Calabria.
Un pareggio col Vado, una vittoria a Saluzzo: i pochissimi tifosi rimasti sugli spalti (nella foto in un derby col Savona) si illudono che, tutto sommato, anche la baby-Sanremese possa farcela quantomeno a salvarsi. A gennaio giunge addirittura qualche rinforzo (il ritorno di Marci, l’arrivo di Barla, Jules Nanà, Sguera e Notari), ma la formazione è sempre in emergenza e le goleade subite fioccano specialmente in trasferta.
Con molta fatica, alla 34esima giornata, i matuziani possono tirare un sospiro di sollievo: il sedicesimo posto garantisce la partecipazione ai play-out ed evita la retrocessione diretta.
Ma qui, giunge l’ennesimo patatrac di una stagione disgraziata: il nuovo presidente Barillà, che ha preso in mano il timone dopo le dimissioni di Gullo e il defilarsi di Tonellotto, ha un pesante diverbio con i pochi seniores rimasti in prima squadra. Pietra dello scandalo sono ancora gli stipendi, promessi e non percepiti.
I ragazzini biancoazzurri, lasciati al loro destino, combattono negli spareggi contro il Casale, ma in casa arriva un 1-3, e il 2-2 in Piemonte salva solo l’onore. La Sanremese retrocede, sparisce sommersa dai debiti, non partecipa nemmeno all’Eccellenza.
E il 2008/09 sarà ancora più amaro: mentre l’Imperia, anch’essa travolta dai debiti (e dalla radiazione) resusciterà sfruttando il titolo dell’Olimpia (Seconda Categoria), il “cadavere biancoazzurro” verrà conteso inutilmente da Barillà (con la sua nuova Sanremese Calcio 1904) e da Gullo (con la Sanremo Boys, “futura Sanremese 1911”). I tifosi, disorientati e delusi, seguono con distacco le vicende delle due pretendenti in “Seconda”, senza avere perciò mai l’idea concreta di aver trovato la vera erede della società storica sanremese.
A rianimare l’entusiasmo per i vecchi colori sarà la famiglia Del Gratta, padrona dell’Ospedaletti Calcio. Squadra che intanto conquista la promozione in Eccellenza, e che assumerà la denominazione di “U.S.D. Sanremese Calcio 1904”.




