Diciotto secondi e l’atmosfera dello stadiolo “Scirea” di Andora diventa elettrica. La Sanremese…, infatti, gestisce con superficialità il calcio d’inizio. I padroni di casa, attraverso una fulminea catena di verticalizzazioni, smarcano Galleano in area, che seppure defilato sulla destra, scaglia un diagonale col gps integrato. Moraglia prova a gettarsi disperatamente in scivolata, ma non riesce ad artigliare fuori il pallone dall’angolino. Uno a zero e pubblico, in larga parte ospite, attonito.
Il campo è corto, è stretto. Sembra la trappola ideale per la capolista. C’è il grande ex di turno, Iannolo (settantanove presenze e venti reti a Sanremo), motivatissimo, ma c’è anche il piccolo gladiatore Bellomi, con meno gettoni all’ombra del Casinò (undici) ma recentissimi (2007/08). Dalle loro motivazioni extra, l’Andora trae l’ardire per l’impresa.
Passa un minuto, e il totale non è nemmeno ancora di due: calcio di punizione per la Sanremese, palla nel mucchio e Feliciello, nel tentativo di concludere a rete, sferra un calcione da taekwondo ad un difensore. Scoordinazione involontaria o premeditazione? L’arbitro Venditti di La Spezia, inguaribile decisionista ad effetto nel bene e nel male, opta per la prima ed estrae il rosso.
Andora-Sanremese non è partita da fredda e nuda cronaca. È vibrante emozione nell’umida e festosa località Molino Nuovo, che ospita i profumi della “Festa del vino e dell’olio”. La traversa vibra sulla botta rabbiosa in area di Moronti, Il palo trema sordo sulla deviazione in spaccata di Lopez. Assedio memorabile. Ma l’Andora è in trincea, si salva nel fango, erge muraglie umane sulla linea di porta. E la palla non entra. Anzi.
Ribaltamento di fronte: il meccanismo di salita difensiva matuziano di inceppa, Iannolo è a tu per tu con Mehmedi e segna. Correndo e rinnegando, in ottanta metri e per l’ennesima volta, il suo passato. Finisce qui il primo tempo: i settanta da Sanremo, stralunati, trovano conforto solo negli effluvi di castagnata che impregnano l’aria.
La ripresa conserva il vecchio canovaccio: gli attivissimi Lopez e Moronti sbagliano “l’insbagliabile”, come svuotati del sacro (per i bomber) ardore d’opportunismo. Ma non è solo demerito loro. Bonavia, il portiere savonese, trova riflessi e colpi di reni mai esplorati prima; i difensori davanti a lui, eccezionalmente e non casualmente in maglia nera, sono un’ondata rugbystica in stile All Blacks, pronti a placcare, a tuffarsi a corpo morto su tutti i tentativi biancoazzurri. E laddove non arrivano loro, arriva una zolla, un calo di tensione, come quando Siciliano a porta spalancata avrebbe solo da appoggiare di piatto e centralmente da due metri, ma liscia col sinistro e la palla scivola fuori. Bonavia, in libera uscita, guarda alle sue spalle e ringrazia.
Ma la battaglia è estenuante, continua. Ne fanno le spese le due colonne portanti dell’Andora, i due centrali Bellomi e De Mare, che escono dal campo claudicanti, appesantiti, come condannati al patibolo. Quando, invece, la gogna giunge per i compagni rimasti in campo. 65’: Moronti fugge in area ed è steso di netto. Rigore sacrosanto che il toro viterbese spedisce nell’angolino alla sua destra. Mormorii.
70’: cross dalla destra di Miceli, Moronti stacca in cielo con l’ultima scarica di adrenalina e la mette sul secondo palo. Esaltazione. 72’: Miceli risolve il più classico dei batti e ribatti in area con una rasoiata in diagonale che stende Bonavia e l’Andora. Tripudio.
Il finale è sofferenza, è nei pugni chiusi e stretti dei tifosi e nei denti digrignati dei giocatori; è l’Andora che ritrova forza dalla disperazione di un sogno andato in frantumi. Iannolo si carica la squadra sulle spalle, ma i nuovi entrati, là davanti, sprecano, sparacchiano fuori ogniqualvolta trovano spazi in area. Triplice fischio.
Ad Andora, il profumo dominante torna ad essere quello dell’erba e della terra umida, segno che in fondo questo pomeriggio, questa partita, seppure latamente mistica, è stata realmente disputata. Eccome.
Autore: Gerson Maceri
Fonte: www.dilettantissimo.tv
Data: 6 dicembre 2009




